
E finalmente cominciamo.
Perché è proprio questo è il momento di iniziare la “lunga marcia” dell’opposizione vera, di quella che parte dalle radici stesse della società degli esclusi, dai dannati della terra, come li chiamava Fanon.
Molti si chiedono, perlopiù maliziosamente, cosa sia la IADL (Islamic Anti-Defamation League) e chi siano i suoi promotori e animatori.
Speriamo tutti i quanti, nella giusta misura, in un futuro migliore sia per noi stessi, sia per le persone più care, sia per il mondo.
Percepiamo l’ingiustizia come un fattore danneggiante dell’essere, in quanto toglie a tutti noi ogni possibilità di affermazione propria, la volontà di ambire, di sognare, di realizzarsi con le proprie forze.
Nutriamo sempre in noi una paura per qualunque ingiustizia capace di annientare i diritti inerenti alla nostra esistenza.
Tuttavia, siamo giunti all’istituzione di una società italiana mediocre, un fatto voluto dalla maggioranza di un popolo sprovveduto di ogni speranza. Tutto ciò consentito dal lassismo di tutti, contrari o compiacenti.
Finora ci siamo accontentati di tenere discorsi allarmisti, con scarsità di azioni concrete.
Ci sforziamo ad apparire persone integre con discorsi elogiativi, quando nei fatti eccelliamo come vigliacchi.
Si, ci siamo nascosti finora, fratelli miei, dietro l’opinione della massa, anche quando essa risultava infantile e priva di buon senso, nella paura che manifestasse contro di noi la sua antipatia.
Abbiamo nutrito nel profondo essere, tutti, sia italiani sia stranieri le nostre paure, le nostre incertezze, rinunciando al desiderio di ottenere un cambiamento radicale della società.
Siamo giunti perfino a difendere, giustificando l’ingiustizia, senza confrontare chi ci veniva contro, abdicando in silenzio, accetando il sistema, sottomettendoci ai suoi meccanismi discriminatori, contribuendo ad incrementare l’alienazione totale dell’individuo.
Ora, il malessere s’impadronisce della nostra mente, in un processo inarrestabile, attraverso una negazione dei nostri valori.
Gli stessi valori che dovrebbero essere tramandati alle generazioni future. Valori mai difesi, mai proposti né imposti del tutto, sostenuti con una lotta pacata, invisibile e superficiale sebbene di superficie, tremendamente profonda.
Sacrifichiamo al patibolo, i nostri figli, per accontentare i piaceri effimeri, come per rallegrarci per un istante, breve che sia, di una gloria forgiata sul martirio dei valorosi, e degli innocenti.
A questa nuova generazione abbiamo conferito con grande destrezza, l’arte della risolutezza e della viltà. Il buon animo, le capacità ammirevoli, la predisposizione per gli altri, il merito, l’impegno, e l’atteggiamento virtuoso, il coraggio, e la bravura, il pragmatismo, gli unici parametri di valutazione di un individuo, sono stati ridotti al mito della personalità.
La verità è che ci è stato tolto tutto, la dignità umana, la dignità del lavoro, per ridurci semplicemente a servi dell’avidità umana.
Grazie al potere concesso, sono riusciti ad istaurare il regno della bassezza morale, del timore, sfruttando con una grande abilità le nostre debolezze, incoraggiando il lato oscuro dell’essere misero.
Abbiamo affidato la lotta dell’oppresso agli artefici dell’oppressione, e ad agli ipocriti della nuova era. Gli stessi, nell’anticamera della loro lussuria, possiedono la fabbrica del terrore, con una catena di montaggio in funzione perenne. Esportano oltre i confini dell’ozio, povertà, miseria, guerra, odio, ed ingiustizia sociale.
La democrazia per loro è potere di casta, che induce il popolo, i nostri popoli, a pagare con il sangue e il sudore questo sistema politico: il lavoro nero, la precarietà, lo sdegno per il merito e l’impegno, lo sfruttamento delle ricchezze per il privilegio di pochi, l’imperialismo mascherato da missioni umanitarie e di pace, hanno generato sotto l’influsso della mediocrità del potere, la clandestinità, gli sbarchi, la disoccupazione, la malasanità, l’inquinamento, l’insicurezza, la violenza, il razzismo, e l’ingiustizia sociale.
Si tratta ora di riconquistare una dignità dell’essere, di ogni provenienza etnica, di ogni condizione sociale, di ogni razza.
Si tratta ora di creare una società solidale, unita, forte, sempre in continuo cambiamento, pronta a rimettersi in questione, per prendere coscienza dei propri sbagli, dei bisogni reali, ed adoperare delle soluzioni capaci di accontentare le singole necessità.
Si tratta ora di rinforzare il nostro coraggio, attraverso il pragmatismo della bravura, conquistare i diritti con lo sforzo e l’ardore.
Scettici dobbiamo essere per un miglioramento della nostra propria personalità, delle nostre capacità, a fin di non essere mai appagati dalle prescrizioni istantanee, illusorie, che ci paiono conformi alle nostre aspettative.
Vogliamo un futuro migliore per le generazioni future, una sicurezza per tutti, italiani e stranieri, bianchi e neri, cristiani e non cristiani, che, dall’alba al tramonto, faticano per conquistare autonomia economica e dignità di lavoratore.
Noi che crediamo che il lavoro sia un onore, che l’ardore sia una virtù, e che pretendiamo che sia giustamente valorizzato, e riconosciuto, chiediamo che lo stato di legalità sia istituito in modo efficiente.
Consentire le cause primarie dell’illegalità, che sono la corruzione, l’evasione fiscale, lo sfruttamento del lavoro, e il crimine organizzato, non costituisce il nocciolo di una società basata sull’ordine ed il rispetto della legge.
La politica d’immigrazione, così come il resto delle politiche che “colpiscono” gli Italiani, ha bisogno di leggi efficienti, che riconoscano e tutelino il lavoro degli immigrati, il loro inserimento sociale, professionale, la loro dimensione sociale.
Ha bisogno di una pubblica amministrazione efficace ed operosa per le pratiche inerenti al diritto di permanenza e di cittadinanza.
Abbiamo un compito inconfutabile, un unico dovere, che è quello di progredire, di migliorare la condizione precaria in cui sprofonda questa società.
Rinchiuderci in un mondo dove deleghiamo ad altri quello che dovremmo fare noi non è altro che dell’autolesionismo, il rifiuto di un mondo senza frontiere, in cui s’incrociano le conoscenze, le esperienze, le abilità, con una libertà di circolazione delle volontà positive, delle speranze innocenti di chi sogna un luogo con più giustizia sociale, e pace.
Incrementiamo questo modello di condivisioni di ideali solidali al livello globale, piuttosto che l’insaziabile cupidigia delle multinazionali e delle banche ladre che non conoscono né confini, né limiti, né leggi, ed hanno sempre operato in connivenza con governi detti democratici e liberali.
Lottiamo affinché le difficoltà riscontrate oggi siano per noi l’occasione di adottare una linea militante contro la prevaricazione di una politica “fancazzista”, accogliamo l’impulso di crescita che palpita nelle nostre comunità, allarghiamo le nostre conoscenze per il bene comune, e l’interesse di tutta la Nazione.
Rifiutiamo di retrocedere nella chiusura del pensiero unico e totalitario del passato, che rifiuta il confronto, che esalta l’ homo lupus homini.
Immigrati di ieri,
Galli, Libici, Lombardi, Bizantini, Greci, Ebrei, ora Italiani di oggi che assistono delusi al ballo dell’imperizia totale di una classe politica, e noi, Immigrati di oggi sottomessi alle barbarie del terrore.
Per ognuno di noi è giunta l’ora di fermarci e di porre fine a queste leggi propagandiste lontane dalle nostre esigenze. Di italiani e di immigrati.
Diamo a questa Italia di domani, che si preannuncia ricca di nuovi ideali dinamici, la fierezza per affrontare questo momento storico.
E che non resti una mera manifestazione di un ulteriore sforzo delle nostre buone volontà.
Questa volta, ve lo dico chiaramente, vogliamo vincere.
E voi?

Dopo aver creato quando era ministro dell’Interno, insieme a Livia Turco, i CPT, dopo aver firmato senza battere ciglio il Pacchetto Sicurezza, di fatto varandolo, il Presidente Napolitano si preoccupa per la crescente violenza nei confronti delle minoranze etniche.
Preoccupazione che ci sembra maldestra e a destra.
I magistrati in Italia stano discutendo sull’incostituzonalità dlle norme contenute nel Pacchetto Sicurezza, tanto da spingere il Ministro dell’Interno la turpiloqui nella Festa della lega Nord a Pontida.
Prove tecniche di terrorismo istituzionale a Pontida con una folla di leghisti sbavanti a sentire biascicare Umberto Bossi.
«La sinistra italiana ci rompe le palle. Se una cosa la facciamo noi, non va bene, se la fanno gli altri invece va bene». Lo ha detto l’elegante ministro dell'Interno, Roberto Maroni, spiegando che molte norme contenute nel pacchetto sicurezza sono uguali a quelle di altri paesi europei. «Sapete - ha detto rivolto al popolo leghista - in quali paesi è previsto il reato di immigrazione clandestina? In Francia, Inghilterra e anche in Germania dove è stato introdotto dai socialisti di Schroeder e dai Verdi».
«Pregare di meno per lavorare di più», è il senso di una fatwa dello sceicco egiziano Youssef al-Qaradawi, un'esortazione a fare più attenzione alla produttività, abbreviando le pause di preghiera sul posto di lavoro.
Pubblicata nel mese di maggio sul suo sito internet, la fatwa del predicatore fondamentalista, celebre per le sue apparizioni sul canale al-Jazira, sottolinea che pregare sul posto di lavoro «è una buona cosa» ma che «dieci minuti possono essere sufficienti».